I MIEI CLONI
SOVERA EDIZIONI
Un giallo internazionale, una donna che vuole svelare il mistero che la vede protagonista, un’organizzazione complessa e spietata.
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ESTRATTO:
Presto Susan ebbe il permesso di alzarsi. Sentendo la voce di
Zara, al telefono nella stanza a fianco, decise di raggiungerla.
Nonostante la collaboratrice parlasse anche ora a bassa voce,
Susan riuscì a udire alcune parole. Sorpresa, capì chiaramente che la sua vice
non stava parlando con il general manager, come le aveva fatto credere.
Susan la sentì pronunciare alcune parole in una lingua che
conosceva in maniera approssimativa, lo svedese. Un suo ex collaboratore di
Detroit era originario di quelle parti e le aveva insegnato qualche parola di
uso comune.
Susan restò sbalordita, nel sentire distintamente: – Allora,
Algot, avremo a disposizione le bambine entro quest’anno… Potrai farne ciò che
vorrai. Io non ti sarò di ostacolo.
Susan, confusa, si affacciò al corridoio. Doveva saperne di
più.
Ma i suoi passi erano incerti, la ferita le doleva. E correva
il rischio che Zara la sorprendesse a origliare.
La sua vice aveva ripreso a parlare in svedese e Susan non
riusciva a comprendere il sugo del discorso.
Sul tavolo dell’ingresso, vide un biglietto. Lo prese e
lesse: Algot Bjòrkman per Susan Auden.
Il chirurgo che l’aveva operata non si chiamava Bjòrkman.
Susan ricordò che poco prima Zara, al telefono, aveva chiamato Algot il suo
interlocutore.
Il biglietto da visita era scritto in svedese e lei non poté
capire nulla. Lo prese sveltamente e decise di chiedere a qualcuno di tradurlo.

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